IL TATUAGGIO DEL MARINAIO
Fu James Cook nel 1769, sbarcando a Tahiti durante i viaggi nel pacifico a scoprire l’usanza di “dipingersi” in maniera indelebile il corpo con disegni e motivi rituali. Dalla scoperta all’entrata nella vita e nella tradizione del superstizioso marinaio il passo fu breve!

A bordo delle navi i tatuaggi si mescolarono a credenze e superstizioni tipiche della tradizione marinaresca. Ecco alcuni esempi!

  • Era comune mescolare l’inchiostro con la polvere da sparo perché questa prolungasse la vita.
  • Partendo per una lunga traversata ci si tatuava la prima volta nel porto di partenza, quindi la seconda nel porto di arrivo e infine la terza volta tornati nel porto di partenza. Avere un numero pari di tatuaggi significava quindi essere lontano da casa e in balia degli eventi e portava sventura.
  • Antiche leggende narrano che chi si tatuava un veliero sul petto sarebbe diventato un bravo gabbiere (i marinai che salivano sugli alberi per la manovra delle vele).
  • Tatuarsi uno squalo avrebbe tenuto lontani questi animali in caso di naufragio o caduta accidentale fuori bordo.
  • Tatuarsi un gallo su un piede e un maiale sull’altro avrebbero impedito l’annegamento.
  • Coloro che avevano attraversato l’Equatore, come simbolo distintivo portavano la “line crossing”, una tartaruga rovesciata.
  • Anche le miglia percorse avevano il loro simbolo distintivo, ogni 5.000 miglia di navigazione ci si tatuava sul petto una rondine.
  • A partire dal 1800 un crocefisso tatuato sulla schiena serviva a proteggersi dalla fustigazione, pena piuttosto comune per i reati di insubordinazione, nessun ufficiale, infatti, avrebbe sfidato il sacrilegio colpendo l’immagine sacra.